«Basta con questa finta guerra»: Ecologie del valore e nesso lavoro-ambiente a Brindisi
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20 maggio 2020, un’ordinanza sindacale del comune di Brindisi decretava «l’immediata sospensione dell’esercizio dell’impianto di cracking», ovvero la sospensione del cuore produttivo dello stabilimento petrolchimico a sud della città. L’ordinanza, spiegava il sindaco, era dovuta al dovere di tutelare la salute pubblica a seguito delle proteste di numerosi cittadini per i forti odori di miscela di gas, che rendevano l’aria irrespirabile. L’ordinanza era stata firmata contestualmente alla segnalazione all’ARPA Puglia (Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione Ambientale), che iniziava così i rilievi all’interno dello stabilimento, appena riavviato dopo la prevista fermata per la manutenzione degli impianti. L’ordinanza del sindaco ha subito scatenato le reazioni ufficiali del mondo sindacale, quasi interamente schierato a difesa del petrolchimico e della principale azienda, Versalis, una controllata dell’Eni. L’ordinanza del 20 maggio non è stato che l’inizio di una vicenda durata alcune settimane e infine approdata a Roma, dove governo e ministeri hanno assunto una funzione mediatrice tra comune e azienda. L’ordinanza, tuttavia, si inseriva in uno storico di proteste contro le sfiammate delle torce del petrolchimico e i suoi effetti sull’ambiente e la salute. Lo stesso sindaco, Riccardo Rossi, era in qualche misura esito di una stagione importante di mobilitazioni ambientaliste, che dava voce a preoccupazioni diffuse sugli effetti complessivi della grande industria a Brindisi.
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